Vita stile Betlemme, famiglia modello Nazaret

Natale del Signore - Solennità - Anno B -2020

Diamo un significato spirituale all'austerità natalizia che la pandemia ci impone.

La parola di Dio proclamata nella Messa di Mezzanotte - come la chiama da sempre il popolo di Dio, quella che quest'anno ha fatto discutere governanti, politici, giornalisti di grido, intellettuali chic che non se ne curavano più da quando erano bambini, o che addirittura non sapevano cosa fosse - risuona di parole bellissime che faranno molta fatica a entrare in sintonia con i sentimenti di coloro che potranno celebrarla "in presenza" nelle chiese, o "a distanza" in tv o in streaming.

I brani della Scrittura, infatti, dalla prima lettura di Isaia al vangelo di Luca, sono una sinfonia di luce, pace, gioia, dono, gloria, grazia: - «il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce»; «hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia»; «un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio»; «grande sarà il suo potere e la pace non avrà fine»; «un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce»; «vi annuncio una grande gioia»; «è nato per voi un Salvatore»; «e sulla terra pace agli uomini»; «la luce splende nelle tenebre»... -, mentre nei pensieri e nel cuore dei fedeli la musica è un'altra: la mascherina, la distanza, l'autocertificazione, la preoccupazione dei familiari lasciati a casa, di quelli lontani e soli che non è possibile visitare senza infrangere le norme, dei parenti e degli amici che è impossibile incontrare, le preoccupazioni economiche per le attività chiuse, il dolore per familiari e amici morti o ancora malati...

Può accadere così che l'annuncio della nascita di Gesù con le promesse di gioia e pace aggravino il disagio e la sofferenza, invece di alleviarle. Dobbiamo evitare questa eventualità, che è in agguato, anche perché una educazione religiosa superficiale e parole avventate di predicatori e santoni fanno circolare il dubbio che il Signore non stia facendo quello che avrebbe potuto fare, o, peggio, che ci stia punendo chissà per quali peccati.

Se cedessimo a questi pensieri il Natale di questo anno difficile sarebbe un buco nero nella nostra storia religiosa. Dobbiamo reagire. Fedeli alla parabola del seminatore - c'è sempre un terreno buono anche quando tutto sembra strada, sassi e spine – non abbandoniamoci ai lamenti e alla nostalgia: "Gli altri anni...". Approfittiamo della possibilità di liberarci dall'identificare la gioia che ci è donata dal «Figlio nato per noi» con il clima di gioia e di festa che ci arrivava in automatico da tutto un insieme di tradizioni, di consuetudini, di interessi commerciali, di opportunità vacanziere. Davanti al "Bambinello", povero in una capanna povera, cerchiamo di dare concretezza al dono di luce, pace, gioia, dono, gloria, grazia, portandole nella nostra vita, quella di adesso, quella che il Covid-19 vorrebbe triste e rassegnata. Quest'anno la gioia del Natale dobbiamo farla cercarla e crearla in ciò che abbiamo. Forse ci accorgeremo che sembrava poco, invece bastava.

Letture del giorno

Is 9,1-6; Sal 95 (96); Tt 2,11-14; Lc 2,1-14

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