Nella sacca del pellegrino

Facciamo spazio all’essenziale

Si parte! In tanti lo fanno, ogni giorno. Ma quando l'andare diventa cammino? Cosa ci vuole perché lo spostarsi, più che un terremoto interiore, diventi un importante passaggio della vita? Lo dicono in tanti: «La vita è come un pellegrinaggio tra terra e cielo». Ma spesso ciò che fa la differenza sono le scorte che riusciamo a mettere nella nostra sacca del pellegrino.

Forse può sembrare assurdo e un po' banale, ma in questo tempo, ai tanti – giovani e meno giovani – che stanno scegliendo di vivere un pellegrinaggio mi piacerebbe fare una proposta: fermarsi un attimo e preparare bene la loro sacca. Molti obietteranno: «Ciò che conta è il cuore, è lì che si decide il "santo viaggio"». E altri mi diranno: «Il Vangelo dice di partire senza portare borsa, sacca e sandali». Ed è tutto vero. Ma poi io mi guardo intorno e penso ai tanti pellegrinaggi possibili, alle mille sfumature di cammino che la vita riserva e mi dico che forse quel salmo e quel Vangelo intendevano solo una cosa: «Nel cammino che la vita vi chiederà di fare non appesantitevi, non caricatevi del superfluo, non stringete mille sicurezze. Nella vostra sacca fate di tutto per custodire l'essenziale: nutritelo, alimentatelo, fate in modo che vi trasformi».


Le sfumature del cammino

Ma quali sono i mille cammini possibili?
Certamente, come voi, sto pensando anche io ai tantissimi giovani in partenza verso Cracovia per la Giornata Mondiale della Gioventù – e magari, anche tu che stai leggendo lo sarai!
E sto pensando anche ai tantissimi che si metteranno in cammino verso Assisi; a coloro che stanno andando verso Santiago de Compostela e ai tanti pellegrinaggi possibili in tante parti del mondo e verso i luoghi sacri dell'umanità.
Ma quando penso alle sfumature, alle volte tenui, altre volte marcate, di un cammino che la vita invita, o costringe, a compiere, non riesco a non pensare:

  • a chi sta camminando verso una scelta di vita;
  • a chi sta scegliendo che senso dare ai suoi ultimi giorni di vita;
  • a chi sta tornando «a casa» dopo una delusione immensa;
  • a chi ha accompagnato qualcuno fino alle soglie del paradiso e ora torna solo;
  • a chi è in viaggio verso la speranza;
  • a chi ha deciso di non voler più camminare per non correre ulteriori rischi...

Ecco, quando penso alla sacca di un pellegrino penso a tutto questo: a queste storie, volti, lacrime e sorrisi. A questo andare a volte traballante e insicuro, altre volte carico di entusiasmo e determinato. E sempre... per tutti c'è un essenziale da custodire.


Custodire l'essenziale... nella sacca

Ve lo ripeto, qualcuno potrà dire che è banale, ma provateci: guardate alla vostra sacca, apritela e scoprite quante cose stanno soffocando l'essenziale.
Per quanto vogliamo essere poetici e fiduciosi nella provvidenza, se attraversiamo un deserto, non sarà il «cuore» a mantenerci in vita, ma l'acqua.
Se, camminando, scivoliamo in un precipizio, a salvarci non sarà la determinazione, ma la mano tesa di un amico e compagno di strada.
Se puntiamo alla vetta di una montagna, sarà necessario avere con noi scarponi e giusta attrezzatura.
E se tutto questo lo trasformiamo in metafora, ci sarà semplice capire per ogni cammino che scegliamo di percorrere o che la vita ci chiede di vivere, dobbiamo imparare a scoprire ciò che conta, qual è il «vero» essenziale che va custodito, difeso e alimentato.


Alimentare l'essenziale... nell'anima

Coraggio, guardiamo insieme nella sacca e proviamo a scoprire, guardandola, ciò che siamo e ciò che cerchiamo davvero. Cosa è essenziale e cosa ci sta semplicemente rallentando, legando, appesantendo... l'anima.
Lo sappiamo, capire cos'è l'essenziale non è sempre sufficiente per sceglierlo, preferendolo ad altro. E allora come fare?
Nutrire... nutrirsi, alimentare l'essenziale nell'anima: nutrire il nostro cuore, la nostra mente, i pensieri, i desideri con qualcosa di bello e di buono, riempiendoci di luce e di bene, di vite e di buone pratiche, di Vangelo, di pagine e di musiche grondanti vita. Spesso lo diamo per scontato, ma ne abbiamo bisogno. Abbiamo bisogno di frenare la rapidità delle tante cose da fare per riconsegnarci al silenzio, alla riflessione, all'approfondimento, al confronto, all'ascolto, alla decisione, alla responsabilità e – perché no? – alla preghiera.

Camminare e avere nella sacca acqua per il deserto, funi per raggiungere le vette, compagni di strada con cui stringersi le mani è qualcosa di fondamentale perché l'andare diventi un vero e proprio cammino!
Acqua, funi, compagni di strada possono essere anche parole e suoni che – per chi fisicamente o interiormente si metterà in cammino – diventano fondamentale alimento per nutrire l'essenziale.

E tanto perché le parole non restino tali, chi volesse accettare la sfida può iniziare a farlo. Come? Intanto provando a scoprire se tra parole e musica, può esserci qualcosa che sia capace di nutrire l'anima, nel cammino. Provate a cliccare qui!

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