Nel libro "Tenerezza", Paolo De Martino propone una riflessione intensa e attuale su una parola quasi dimenticata, ma essenziale: la tenerezza. In un mondo segnato da fretta, durezza e distanza, la tenerezza diventa un atto coraggioso, capace di restituire umanità, dignità e verità ai gesti quotidiani. Attraverso una lettura profonda del Vangelo, l’autore mostra come in Gesù Cristo l’amore di Dio si faccia corpo, vicinanza e cura concreta. Un libro che parla al cuore e alla vita, invitando a riscoprire la forza rivoluzionaria della fragilità e la bellezza di un cristianesimo incarnato, capace ancora oggi di cambiare il mondo.
Di tenerezza, oggi, quasi non si parla più. È troppo lieve per farsi spazio tra i rumori del mondo. Così resta lì, in disparte, come una parola d’altri tempi. Eppure la tenerezza è ciò che più somiglia a noi quando siamo veri: una mano che sfiora senza chiedere nulla, una voce che calma il cuore, uno sguardo che non scappa.
In mezzo alla corsa quotidiana, la tenerezza è un invito a rallentare, a tornare umani. Forse è proprio per questo che ne sentiamo così tanto la mancanza: perché è la forza più semplice e coraggiosa che abbiamo. Quando scegliamo la tenerezza, decidiamo chi vogliamo essere nel mondo.
In un tempo pieno di maschere, abbiamo fame di gesti che siano veri: mani che stringono senza calcolare, occhi che non giudicano, parole che non lasciano lividi. Lo sappiamo tutti: a volte un bacio sulla fronte vale quanto un trattato sulla pace.
La tenerezza è una chiave sottile ma potentissima: apre porte che credevamo sigillate e scioglie nodi che sembravano impossibili da sciogliere. È essenziale come l’aria, come l’acqua, come l’amore e forse, senza di lei, non c’è davvero vita che possa dirsi piena.
Prima di immergersi nelle pagine di questo libro, permettetemi di fare una premessa: la tenerezza non si spiega. Non è un concetto da capire ma una vibrazione da sentire. È uno sguardo che resta, una mano che sfiora, una parola che si posa lieve. Insomma, è un modo di stare al mondo, un gesto dell’anima che passa attraverso il corpo.
Quando diciamo che in Gesù di Nazaret traspare la tenerezza del Padre, diciamo questo: l’amore di Dio si può toccare! Ha un volto, un passo, un respiro. Non è un’idea sospesa tra cielo e terra ma presenza che entra nella storia.
Se l’amore non diventa carne, è solo una suggestione, un'idea sterile e nei Vangeli la carne di Gesù parla senza sosta: abbraccia, accarezza, guarisce, lascia che le mani dei poveri si posino su di lui.
Il cristianesimo nasce qui, nell’incarnazione. Manifesta un Dio che prende carne e restituisce dignità al nostro corpo.
Per secoli, troppe volte, abbiamo relegato il corpo in un angolo, quasi fosse un intralcio ma Gesù non ci ha mai chiesto di fuggirlo. Ha parlato di vita, non di evasione; di terra e cielo intrecciati, non di spirito slegato dalla carne. Siamo corpo, non ne siamo solo portatori e nei sensi, passa la nostra verità più profonda. Attraverso essi impariamo, sentiamo e amiamo.
Forse è tempo di tornare al corpo come casa, non come colpa, al corpo come tempio in cui la vita scorre e la fede prende forma. È tempo di riconoscere il Corpo di Cristo nei volti stanchi dei poveri, nei gemiti di chi soffre, nelle piccole scintille di speranza che si nascondono nei giorni qualunque.
Gesù è venuto a insegnarci proprio questo linguaggio della vicinanza. Ha raccontato un Dio che non è un sovrano distante, ma un Padre che si fa fragile per starci accanto. Non conquista, si consegna e chiede soltanto di essere accolto. Con la sua vita ha inaugurato la rivoluzione della tenerezza, un nuovo modo di abitare il mondo: «Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi». In questa frase c’è tutto il suo Vangelo.
La tenerezza è il segreto del cristianesimo perché è quell’atteggiamento capace di osare, di reggere il peso della vita senza indurirsi.
Siamo nati da un gesto di tenerezza e solo restando fedeli a quel linguaggio possiamo restare umani. Dostoevskij diceva che «la bellezza salverà il mondo», e credo che questa bellezza abbia un volto: quello di Gesù Cristo, la tenerezza di Dio fatta carne.
Paolo De Martino