La rivoluzione della carità

Don Pietro Sigurani

Dedicare la propria vita ai poveri, donando loro speranza e dignità. Rendere la Chiesa un luogo di accoglienza, ridandole vita e senso di comunità. Sono questi i "segni" che lascia ogni giorno don Pietro Sigurani, Rettore della Basilica di Sant'Eustachio, a Roma.

«A volte basta poco per restituire speranza: basta fermarsi, sorridere, ascoltare. Per un giorno lasciamo in disparte le statistiche; i poveri non sono numeri a cui appellarsi per vantare opere e progetti. I poveri sono persone a cui andare incontro: sono giovani e anziani soli da invitare a casa per condividere il pasto; uomini, donne e bambini che attendono una parola amica» (Messaggio del Santo Padre Francesco per la III Giornata Mondiale dei Poveri). Basterebbero queste poche righe a descrivere don Pietro Sigurani e il suo impegno per i poveri.

«Fermarsi, sorridere, ascoltare»: è quello che don Pietro fa ogni giorno, davanti alla Basilica di Sant'Eustachio, a Roma, quando arrivano decine e decine di persone in difficoltà per consumare il pranzo che viene loro servito. Don Pietro si ferma, sorride, chiama tutti per nome, perché tutti conosce, chiede loro come stanno, come sta la loro famiglia. Poi ascolta. E alla fine invita ad entrare, a sedere ai tavoli ben sistemati di quello che lui chiama Ristorante dei poveri. Sì, "ristorante", non mensa. Perché quello che don Pietro offre non è soltanto un pasto, ma la dignità perduta. La parola mensa sa troppo di distaccato, di freddo, di estemporaneo.

Don Pietro: una vita per i poveri

Classe 1936, romano doc, ordinato sacerdote nel 1960, don Pietro è stato per 37 anni parroco della Chiesa della Natività, diventata nel tempo un luogo di accoglienza per i bisognosi. Nel 2012, arrivato all'età della "pensione", aveva pensato di ritirarsi a vita meditativa presso l'Abbazia delle Tre Fontane. Ma è stato richiamato "in servizio" dal Cardinale Matteo Zuppi, allora Vescovo Ausiliare di Roma. E così, nel 2013, è diventato rettore della Basilica di Sant'Eustachio, chiesa nel pieno centro di Roma, tra il Pantheon e il Senato. Una chiesa ben diversa dalla Natività: un gioiello un po' "freddo" (come molte chiese dei centri storici), poco frequentata, se non da qualche turista di passaggio nel tragitto dal Pantheon a Piazza Navona.
Ma fin da subito, don Pietro ha dato alla Basilica un volto diverso. Primo offrendo durante l'anno alcuni pasti ai poveri (che poi sono diventati quotidiani). Poi riuscendo a recuperare i locali sottostanti la Basilica, abbandonati da tempo, per trasformarli nella "Casa della Misericordia": un luogo dove chi ha bisogno trova una bevanda calda, dolci, docce, corsi d'italiano e di computer, altre persone con cui parlare. Ritrovando una normalità e una dignità perse per strada. «Portare i poveri a scegliere – dice don Pietro -, a vivere come gli altri. Se ci mettessimo insieme e coniugassimo due parole, gratuità e dignità, sono certo che calerebbero molti pregiudizi sugli scartati».

Il "miracolo" è che tutto questo è stato realizzato e viene realizzato quotidianamente senza alcun contributo pubblico, soltanto attraverso il sostegno, quasi sempre anonimo, dei privati. «Per me – dice spesso don Pietro - la carità si fa con la carità. Non sarei capace di dare da mangiare ai poveri, andando magari a riscuotere poi dal Comune o dalla Regione. Non sarei capace, perché mi sembrerebbe di commerciare sui poveri. E sono già in tanti a farlo!».

Dalle minacce al libro

Don Pietro da sempre vive il suo ministero nel segno dell'accoglienza dell'altro. D'altronde la sua vita è costellata di segni, ricevuti e dati, di cui conosce bene la forza. Quelli che egli offre attraggono molte persone, credenti e non credenti, cristiani e non cristiani, che intorno a lui creano comunità e comunione. Ma infastidiscono anche qualcuno. Fino ad arrivare ad accuse e minacce, più o meno velate. Come quella ricevuta il giorno del suo ultimo compleanno, il 23 gennaio 2019. Quel giorno, infatti, don Pietro trova in chiesa due biglietti. Su uno, lasciato sull'altare, c'è scritto: «Caro reverendo, la chiesa è la casa del Signore, non dei poveri!!! Risponderai davanti a Dio dei sacrilegi/profanazioni compiuti in questa chiesa». Quel minaccioso biglietto non ha fermato don Pietro (alle minacce e alle accuse: anche quelle paradossali perché provenienti da chi si professa evidentemente vero credente, è abituato). Ma un effetto l'ha sortito. Perché è proprio da quel biglietto che nasce il libro Poveri noi! Don Piero Sigurani: la rivoluzione della carità (Paoline), scritto a quattro mani da me e Elisa Storace. Un libro-intervista a don Pietro, scritto per farne conoscere la straordinaria opera. Un libro che racconta i "segni", capaci non solo di aiutare chi ha bisogno, ma anche di spezzare il meccanismo dello scarto, che noi sopportiamo e supportiamo, perfino quando ci definiamo cristiani (ecco perché Poveri noi!).

Il libro è arricchito da interventi di alcuni nomi della cultura, della politica, della Chiesa. Voci diverse, a volte lontane, che qui si riuniscono, dando eco a questa rivoluzione della carità: Pietro Bartolo, Fausto Bertinotti, mons. Giancarlo Bregantini, Simone Cristicchi, Marco Damilano, Giovanni Maria Flick, Pietro Grasso, card. Konrad Krajewski, Andrea Monda, Liliana Segre, Benedetta Tobagi, Livia Turco, padre Alex Zanotelli, Card. Matteo Zuppi. La prefazione è dell'attore Alessandro Bergonzoni. Che scrive: «Ho finito le guance. Ho già porto anche l'altra, non ne ho più. Rabbia e paura ci hanno drogato, ci hanno alterato quasi chimicamente, fino alla patologia [...]. La povertà è invisibilità scandalosa, se la si vede troppo la nascondiamo [...]. Per combattere la paura dei poveri, c'è bisogno di uno scatto, un moto a luogo, altrimenti poveri... noi».

Il libro servirà anche ad aiutare don Pietro nella sua opera: con l'acquisto, infatti si darà un piccolo contributo per sostenere la Casa della Misericordia di Sant'Eustachio.


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Poveri noi! Don Pietro Sigurani: la rivoluzione della carità, Paoline

POVERI NOI!
Don Pietro Sigurani: la rivoluzione della carità

Un libro-intervista a don Pietro Sigurani, rettore della basilica romana di Sant'Eustachio, per raccontare il suo impegno verso gli ultimi. «Portare i poveri a scegliere, a viivere come gli altri. Se ci mettessimo insieme e coniugassimo due parole, gratuità e dignità, sono certo che calerebbero molti pregiudizi sugli "scartati"» (don Pietro Sigurani).

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