"Il cieco e l’invisibile" è il nuovo libro di don Franco Manzi che propone un intenso itinerario di spiritualità biblica a partire dall’episodio evangelico del cieco nato nel Vangelo di Giovanni. Rileggendo il racconto come un vero e proprio processo a Gesù, l’autore guida il lettore dentro una dinamica di giudizio che interpella personalmente: prendere posizione su Cristo significa, in fondo, decidere della propria vita.
La vicenda del cieco nato è costruita dall’evangelista Giovanni come un processo penale in tre atti: l’inquisitoria, la citazione dei testimoni e l’udienza con la sentenza. L’imputato in queste pagine è Gesù: avrebbe infranto il riposo sabbatico e continuato a farsi uguale a Dio, rischiando di autocondannarsi? A Gesù sta a cuore ridonare vita e agli altri? A chi giudica? E a chi legge?
Nel suo nuovo libro Il cieco e l’invisibile, don Franco Manzi, noto conferenziere e autore di decine di pubblicazioni, rilegge la vicenda evangelica proponendo un itinerario di spiritualità biblica che accompagnano alla scoperta di Dio.
In questo itinerario il lettore è chiamato a schierarsi: 1Di volta in volta, nelle diverse sedute processuali, i personaggi in causa – e con loro i lettori del Quarto Vangelo – sono convocati a prendervi parte direttamente; non spettatori silenziosi, ma testimoni chiamati a schierarsi rispetto all’imputato Gesù: a favore o contro di lui […]. Certo è che, nel finale dei tre cicli dibattimentali più importanti del Vangelo secondo Giovanni – cioè dopo le guarigioni del paralitico (5,1-47) e del cieco nato, nonché dopo la risurrezione di Lazzaro (11,1-54) –, si verifica un rovesciamento di ruoli: chi condanna Gesù finisce per autocondannarsi; chi prende posizione a suo favore scopre con «perfetta letizia» (Gc 1,2) di essere assolto, sanato, salvato da lui. Del resto, al termine della vita, avverrà una dinamica analoga quando saremo tutti giudicati sull’amore».