L’8 marzo, Giornata Internazionale delle Donne, non è solo una festa ma anche un momento di memoria e denuncia. Accanto alle conquiste raggiunte nella parità di genere, restano infatti molte disuguaglianze: dal divario salariale alla minore presenza delle donne nei ruoli decisionali. Una ricorrenza che invita a riflettere sul gap di genere ancora presente nella società.
Quando si nomina la Giornata Internazionale delle Donne, istituita dall’ONU nel 1977 (ma celebrata in diverse parti del mondo già nei primi anni del Novecento), nel nostro Paese quasi sempre si parla di “festa della donna”: espressione più sintetica ma sicuramente anche meno appropriata.
Perché se è vero che l’8 marzo può essere un’occasione per festeggiare le conquiste raggiunte faticosamente nell’ambito della parità di genere, è altrettanto innegabile che dietro quelle conquiste ci sono storie, volti, nomi, battaglie, sconfitte di cui ancora troppo poco si parla e si conosce.
Festa e memoria, dunque. Ma non basta. L’8 marzo è anche, e soprattutto, un giorno di protesta e di denuncia per quel gap di genere che continua ad esistere, in tutti i settori della vita sociale e in tutte le latitudini. Basti pensare alla differenza di retribuzione a parità di mansione lavorativa, al dislivello nelle attività di cura domestiche all’interno della famiglia, al pericolo che una donna corre nel camminare da sola per strada di sera, alle parole che assumono senso diverso se riferite a un uomo a una donna, alla minore possibilità che una donna ha di accedere a ruoli dirigenziali e di potere in tutti gli ambiti (politico, economico, religioso ecc.). E alle tante altre, infinite, condizioni di disparità.
Oltre che festa e memoria, l’8 marzo è dunque anche denuncia di una mentalità diffusa che ancora oggi produce e giustifica la disparità e che è l’ostacolo principale al pieno raggiungimento di quello che dice chiaramente l’articolo 3 della nostra Costituzione. Sono ancora drammaticamente attuali, in questo senso, le parole pronunciate quasi ottant’anni fa da Teresa Mattei, Madre Costituente: «È purtroppo ancora radicata nella mentalità corrente una sottovalutazione della donna, fatta un po' di disprezzo e un po' di compatimento […]. Occorre che questo ostacolo sia superato» (Assemblea Costituente, intervento in Aula del 8 marzo 1947).
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